(giuro che sono viva)

Piccolo Update sulle mie condizioni fisiche e psicologiche. Sono stata trascinata via da mia madre per una gita di quasi due settimane in giro per il Veneto, in camper. Voi direte “Wow! Che bello!” e invece no, è stato abbastanza seccante, nonostante a me piaccia stare in camper e viaggiare così, con poche cose. Seccante dal punto di vista materno, in quanto non sopporto più mia madre e mi sono letteralmente scocciata di sentirmi dire cose negative da lei, quindi meno la vedo e meglio è. Poi dopo questo viaggio (su cui scriverò un articolo), è arrivata la fatidica depressione del ritorno. Tralasciando il fatto che sono già depressa, mi sono ritrovata ad esserlo ancora di più, giusto perché non è abbastanza quello che mi frulla per la testa. Non è finita qui, perché c’è un altro problema che incombe: la costanza. Non sono costante in praticamente il 98% delle attività che mi impongo di portare avanti, perché sono quel genere di persona che si deprime non vedendo subito dei risultati. Lo so, un po’ stupido ma che ci posso fare. Comunque ho deciso di continuare il blog e dopo una discussione con io, me e medesima, ho appurato che se voglio arrivare da qualche parte devo obbligarmi ad essere costante, quindi scriverò un articolo ogni 3/4 giorni, sperando di riuscirci. Bene, siete arrivati a leggere fino all’ultima parola, che coraggio. Al prossimo articolo (decente)!

Giornate così


Finisce sempre allo stesso modo. La sera mi incoraggio da sola pensando a cosa potrò fare il giorno dopo, agli articoli da scrivere, portare avanti lo studio, andare a camminare, continuare la serie tv e magari portare avanti la mia lettura (“L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia) e poi mi sveglio la mattina seguente senza nemmeno la forza nei muscoli per fare ciò che ho pianificato.
Sembra quasi come se mentissi a me stessa e ogni volta, puntualmente, ci cascassi. Mi prendo in giro da sola continuamente e vorrei riuscire a smettere, a trovare le forze per darmi da fare, ma certe giornate sono così. E in queste giornate mi odio davvero. Sembrano tutte azioni semplici da compiere, non c’è nulla di complicato nell’aprire un libro o nel camminare un po’, almeno fare i diecimila passi che dovrei compiere giornalmente. Nulla di più facile che buttare ciò che va buttato, fare ordine o prepararmi da mangiare. Ma il mio corpo non ne vuole sapere, agisce automaticamente come se fosse abituato a queste prese in giro, come se già sapesse che di forze non ne ho a prescindere. Quanto può essere stancante essere stanchi?

Non riuscire a portare a termine nulla, non avere le energie per incominciare un progetto, concluderne uno o anche solo uscire di casa per godersi un po’ di melanina. Forse è dovuto anche al fatto che non trovo lavoro e mi sento scoraggiata, mancano i soldi e così si allontana il mio sogno di potermene andare di casa e cominciare la mia vita. In tanti mi hanno detto “è solo un periodo” e questo periodo dura da ormai sei anni, forse se sono stanca un motivo c’è.

Mi sdraio sul letto, indosso le cuffiette e non ci penso più. Domani sarà un altro giorno, forse un giorno così o forse no, ma non mi interessa molto. Spero di riuscire a fare qualcosa per me, qualcosa che mi faccia star bene e che non mi faccia sprofondare ulteriormente in questa monotonia senza uscita. Vorrei fosse così semplice, come il veloce gesto di premere play ed annullare ogni suono della realtà.

Oggi non contattatemi che è meglio.

Come i BTS mi hanno cambiato la vita


N.B. Se non vi piace la musica coreana o non vi piacciono nello specifico i BTS, non scomodatevi a leggere e/o commentare.

Probabilmente il nome “BTS” non ha suonato alcun campanello d’allarme e non vi dice assolutamente nulla, ma no problem perché sono qui per spiegarvi chi sono e come hanno fatto a cambiarmi la vita. I BTS, diminutivo di Bangtansonyeondan ovvero “Ragazzi a prova di proiettile“, sono un gruppo musicale sudcoreano formato da sette membri; RM, Jin, SUGA, J-HOPE, Jimin, V e Jungkook. La loro età è tra 21 e i 26 anni, sono molto giovani e hanno una forza di volontà ammirevole. Nominati ai Grammy Awards, dove attualmente sono membri della Grammy Academy, hanno aperto le porte alla musica coreana e spianato la strada verso la conoscenza della loro cultura. Umili dal primo giorno, hanno superato il marcio classismo che gli impediva di sfondare in Corea del Sud, bloccati dal fatto che la loro casa discografica non fosse tanto prestigiosa e ricca quanto le Big3 (le case discografiche più famose e influenti in Corea del Sud). I BTS non si sono mai fermati, nemmeno dopo aver subito accuse di plagio infondate, esibizioni tagliate fuori dai programmi, insulti di ogni genere sul loro aspetto fisico e false voci di corridoio che li hanno portati fino in tribunale, ma fortunatamente con una vittoria per la Big Hit (casa discografica dei BTS).

Li ho conosciuti tramite una mia amica che circa tre anni fa mi ha fatto ascoltare una canzone intitolata “No More Dream” e da lì in poi è stata una lunga discesa alla scoperta della loro musica. Il testo di No more Dream mi è molto caro in quanto denuncia la società coreana riguardo alla pesante pressione sulle generazioni più giovani nello studio, nel trovare un lavoro e sopratutto nell’avere un sogno.

“Chiedi a te stesso che profilo hanno i tuoi sogni,
Disobbedisci alla società, allontana l’oppressione”

– No More Dream

Insegna quanto sia importante mettere se stessi e il proprio benessere prima di ogni cosa e quanto sia sbagliato inseguire i sogni che qualcun altro, come i nostri genitori o la società stessa, ci impongono. I BTS sono riusciti a tirarmi fuori dall’oscurità che mi opprimeva, sono stati l’abbraccio che non ho mai ricevuto, gli amici che non ho mai avuto, i consigli e il supporto che non sono mai riuscita ad ascoltare. Mi hanno fatto capire che non importa se non si ha un sogno o un’aspirazione, questo non ci rende deboli o meno importanti, al contrario ci ricorda quanto siamo umani e imperfetti e nella nostra imperfezione possiamo trovare la felicità, seguendo solo ciò che la nostra mente e il nostro cuore ci consigliano. Senza farci opprimere, alzando la voce per farci ascoltare.

No More Dream” non è l’unica canzone che tratta di argomenti taboo, tra le tante ci sono anche “Silver Spoon” tradotto “cucchiaio d’argento” che affronta nuovamente la società su un tema classista, denunciando il severo sistema coreano basato sulla disuguaglianza socioeconomica ovvero i privilegi dei ricchi che nascono “con un cucchiaio d’argento in bocca“, oppure “Spine Breaker” tradotto “colui che spezza la schiena” cioè quelle persone che si adagiano sui soldi dei loro genitori (“spezzano le schiene dei loro parenti” in senso figurato) per comprarsi vestiti firmati e fare la bella vita. Molte delle canzoni dei BTS affrontano argomenti scomodi di cui nessuno (o pochi) parla.

I loro ultimi album Love Yourself: Her, Love Yourself: Tear e Love Yourself: Answer trattano il tema dell’amore, ma non unicamente quello tra due persone, bensì anche l’amore verso se stessi con testi profondi per raccontare la propria visione di amore, creando una storia con i Music Video (già iniziata nei loro video precedenti; vedi BU) che ha alimentato teorie se non veri e propri studi riguardanti i loro testi e il significato. Hanno creato letteralmente un mondo loro che a noi ARMYs (i fan dei BTS) piace chiamare “Magic Shop“, titolo di una canzone dedicata a noi. La loro voce è arrivata fino alle Nazioni Unite dove hanno tenuto un discorso riguardo la musica, l’amare se stessi e la loro campagna Unicef “#ENDviolence” contro la violenza e il bullismo

“Raccontami la tua storia, voglio sentire la tua voce e voglio sentire la tua convinzione. Non importa chi sei, il colore della tua pelle, la tua sessualità; fai sentire la tua voce.”

– Discorso di RM alle Nazioni Unite

Gli ARMYs sono a tutti gli effetti il gruppo di fan più mentalmente aperto, sincero e influente sui social networks. Non siamo solo ragazze e no, la nostra età non si concentra tra i 13 e i 17 anni. Chiunque può essere ARMY indipendentemente dall’età, provenienza, colore della pelle o sessualità. Abbiamo un profilo Twitter dedicato alla beneficenza chiamato “One In An Army“, partecipiamo attivamente a campagne importanti, donando soldi a paesi in difficoltà, associazioni per la cura di gravi malattie e aiutando il pianeta con piccoli progetti incentrati sulla raccolta dei rifiuti o piantare alberi per sensibilizzare al rispetto e l’importanza della natura.
I BTS ci hanno ispirati a fare questo e tanto altro con la loro musica, la passione, la genuinità dalle loro parole, la gentilezza e l’amore verso se stessi e il prossimo.

Consiglio di ascoltare anche l’ultimo album “Map of The Soul: Persona” che ha raggiunto le vette delle classifiche americane e non solo, posizionandosi al 5° posto sulla classifica FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).

Penso che ora dopo questa breve spiegazione (si perché se dovessi star qua a raccontarvi tutto su di loro un articolo solo non basterebbe) abbiate capito come mai i BTS mi hanno completamente cambiato la vita, il mio modo di vedere me stessa e gli altri, di pensare e sopratutto il parlare, il più grande messaggio che mi ha convinta ad aprire questo blog. Parlare, parlare di me, parlare di ciò che amo, della mia esperienza e aiutare chi è in difficoltà attraverso i miei articoli. Voglio diffondere il loro messaggio e portare speranza a chi ne ha bisogno.

Parlate e fatevi sentire, alzate la voce contro chiunque vi opprima e vi impedisca di essere felici. Amatevi.

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Se vi piacciono i miei disegni potete acquistarli su cover per telefoni, felpe e maglie da Teeser! (qui)

Combattere la voglia di rimanere a letto


N.B. Non significa che se ha funzionato per me allora funzionerà per voi, ma vale la pena provare.

Molte persone hanno difficoltà a concentrarsi o a riempire le proprie giornate, cadendo in uno stato di nullafacenza che li porta a rimanere costantemente con le mani in mano, forse per depressione (come ho accennato in questo articolo) o semplicemente per noia. Premetto che non sono un medico né uno psicologo, ma so cosa mi ha aiutata a non passare ventiquattro ore nel letto a fissare il soffitto o a scorrere la timeline di Twitter, quindi voglio condividerlo con voi.

  1. Svegliarsi presto al mattino
    Questo è stato decisamente un grande passo in avanti per me. Anche se può sembrare una cosa da poco, svegliarsi presto la mattina (verso le 6:30) mi ha aiutata ad iniziare la giornata con più energia e voglia di fare. Non guardo il telefono e preparo la colazione, rituale per me molto importante. La bellezza delle prime luci che sfiorano il cielo mentre preparo i cereali con banana a fette, mirtilli e mandorle accompagnati da un succo di frutta e un bicchierino di caffè fumante. Non avete idea di come godersi queste piccolezze possa migliorare esponenzialmente l’umore.

  2. Camminare
    Immergersi nella natura con un po’ di musica nelle orecchie facendo un’attività fisica leggera e salutare quale il camminare credetemi, fa miracoli. Girare tra alberi, fiori e laghetti mi è stato di grande ispirazione per molte idee (tra le quali anche questo blog), mi rilassa e svuota la mente. Quando cammino per il parco mi accorgo anche di quanto la natura venga trattata male, come la nostra più grande e importante fonte di vita non faccia altro che venir ricoperta di spazzatura e ignoranza. La natura è ciò che da vita e grazie ad essa sono molto più informata e consapevole su quello che mi circonda.
    Se avete bisogno di qualche playlist per rilassarvi: click, click o click.

  3. Scrivere un diario
    I diari vengono spesso sottovalutati in quanto molti credono sia una cosa da ragazzini, ma mantenere un proprio diario (che sia cartaceo o elettronico) è il metodo più efficace per fare mente locale sulla propria vita. Un’attività di sfogo che allena anche il proprio metodo di scrittura. Gettare ogni pensiero su un foglio bianco è ciò che aiuta a mantenere l’ordine, a svuotarsi dalla negatività e dalle preoccupazioni perché mentre si scrive si possono automaticamente trovare soluzioni ai propri problemi. Visualizzare cosa non ci convince, dargli una forma e un colore aiuta il cervello, a parer mio, a prendere posizione e agire di conseguenza per cambiare cosa non ci convince o ci spaventa. Non dev’essere un diario dalle lunghe pagine, non dev’essere scritto bene o romanzato, non dev’essere bello esteticamente. Il diario è ciò che di più personale esista come forma di scrittura e per tanto dovete decidere voi che colore o forma dargli. Potete anche solo scrivere nomi o parole, sistemare tutto su un unico lato del foglio, scriverlo per orizzontale e disegnarci pure. L’importante è raccontarsi non per qualcuno, ma per se stessi.

  4. Colouring Book
    Sì, posso assicurarvi che colorare è anti-stress. Stimolare il cervello con attività creative che non coinvolgano i social networks o l’elettronica è ciò che più mi ha tenuta occupata. Colorare un fiore di blu e una persona di verde, aprire la mente per riempire perfettamente col pennarello spazi delimitati da linee e non importa se mi sporco le mani o esco fuori dal contorno. Non ci sono regole da seguire e il limite è solo la propria fantasia. I pennarelli e le tempere sono in assoluto i miei strumenti preferiti. Non sono andata all’artistico e non conosco nessuna tecnica, ma questo non importa perché si colora per se stessi, non per qualcuno.

  5. Iniziare un Journal
    Portare avanti un Journal, ovvero un agenda completamente personalizzata e costruita da noi stessi, mi ha nettamente migliorato le giornate. Scrivere su carta ciò che si può fare durante il giorno e quando, ad attività conclusa, si traccia una linea nera sulla medesima, da un grande senso di soddisfazione. Penso sia importante tenere sempre la mente attiva e riempire la propria agenda di piccole mansioni quali le pulizie, la spesa, una camminata, scrivere un articolo se si ha un blog o del semplice lavoro online. Magari è la base per cominciare degli hobby a cui non avevate mai pensato di poter praticare come ricamare, fare yoga, disegnare o scrivere. Si può dedicare una pagina unicamente alle proprie spese segnando ogni acquisto per riuscire a capire quanto si spende mensilmente. Si può creare un habit tracker, ovvero un elenco di piccole abitudini da portare a termine come “bere due litri d’acqua al giorno”, “fare sport”, “fare la lavatrice”, “prendere le vitamine” e così via. Ancora, è possibile aggiungere un mood tracker al proprio Journal, ovvero una pagina dedicata al proprio stato d’animo. Per esempio, questi sono i miei habit e mood tracker.

Non contano molto gli strumenti professionali, le penne di marca o il talento (anche se penso che ognuno di noi ne abbia, di talento), ma la forza di volontà, l’impegno e sopratutto il divertimento. Ho letto da qualche parte, non molto tempo fa, che il cervello ci impiega circa sessanta giorni prima che un’attività diventi abitudine, quindi sceglietene anche solo una e portatela avanti per due mesetti. Sono sicura che ne vedrete i risultati e sarete ancora più ispirati per nuove idee. Non dico che tutto ciò sia semplice, assolutamente. Avrò cominciato il Journal una decina di volte prima di portarlo avanti con costanza e il colouring book lo abbandonavo spesso, ma con un po’ di pazienza e dedizione si può fare tutto. Basta trovare un’oretta libera da dedicare a se stessi e alla propria pace, fisica e psicologica.

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Be gay, do crimes


N.B. Mi spiace se qualche fanatico religioso o etero si possa offendere, ma questo è il mio blog e questa è la mia opinione.

Credo non si parli abbastanza della comunità LGBTQ+ e questo mi sconcerta visti i continui episodi di omofobia in giro per il mondo, specialmente dopo l’etero pride (anche se pareva più un Trump Rally) avvenuto in America che riconferma la stupidità sul suolo statunitense. Nel 2019 ci sono ancora troppe persone che non portano rispetto verso la comunità LGBTQ+ e non si rendono conto dell’enorme discriminazione nei confronti dei gay. Separano completamente l’essere umani e l’essere gay e le cause possono essere la paura della diversità, anche se l’essere gay non rende diversi, perché alla fine si tratta sempre di amore, solo che va in direzioni diverse; ma si nasce umani e si muore umani. E poi c’è la religione.

Personalmente non ho molta fiducia in Dio, anche se sono nata in una famiglia cristiana, ho partecipato al catechismo e ho fatto la chierichetta per un breve periodo di tempo (fortunatamente non ricordo nulla di quei giorni) non sento di credere in un Dio. Potrei quindi definirmi atea, ma allo stesso tempo ho la sensazione che qualcosa esista, quindi in conclusione: non so a cosa credere. Ho studiato la Bibbia sia a scuola che a catechismo e se c’è una cosa che ho imparato facendo ricerche è che Dio non ha mai menzionato l’omosessualità.

Fuggite l’immoralità sessuale! Qualsiasi altro peccato l’uomo commetta è fuori dal suo corpo, ma chi pratica l’immoralità sessuale pecca contro il proprio corpo.

– 1 Corinti 6:18

Si parla di Immoralità sessuale, non vengono citati gli omosessuali e rapporti tra persone dello stesso sesso, per me questo non significa un cazzo quindi chiunque giustifichi l’odio con la propria religione, in questo caso il cristianesimo, a) si sbaglia e b) non la sta praticando bene in quanto Dio promuove l’amore e la compassione, non l’odio e il dolore. Tralasciando il fatto che io non creda a mezza parola della Bibbia in quanto è stata scritta da uomini che seguivano i propri ideali ed io degli uomini non mi fido, per me queste parole non sono altro che un messaggio completamente frainteso. Avete rigirato la frittata per far coincidere la religione con la vostra narrativa anti-gay. Oltretutto credo che la violenza, l’odio, la discriminazione e l’omofobia non debbano venir giustificati a prescindere, essendo sbagliati.

Come ultimo punto c’è l’inferiorità. Sì, perché molte persone soffrono di complessi d’inferiorità che li spinge a credere che i gay abbiano qualcosa in più di loro, tipo poteri speciali o qualche vantaggio su di loro poveri addolorati etero. Non hanno ancora capito, mi sa, che qui si promuove l’uguaglianza, ovvero porre ogni essere umano sullo stesso piano, a prescindere dal colore della pelle, dalla cultura, dalla religione, dalla sessualità o dall’orientamento sessuale. Sì esatto, è un concetto così semplice. Quindi nessun gay verrà a distruggervi casa calandosi da un’astronave aliena, nessun gay vi ruberà il lavoro o riceverà 1000 € in più al mese dallo stato, potete dormire sereni la notte. Dovete solo imparare ad accettare il fatto che non abbiamo tutti gli stessi gusti. Io sono bisessuale, tu sei etero, qualcun altro è lesbica, qualcuno è gay. Essendo umani mi pare anche normale avere gusti diversi, ma non è un reato né una malattia, semplici gusti. E se esistono i gay pride è perché questo concetto ancora non vi è chiaro.

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La stupidità della gente


Viviamo nel 2019, un mondo in cui gli stereotipi creati dai nostri antenati hanno preso il sopravvento sulla società moderna, sempre se “moderna” sia il termine adatto. Di moderno io non vedo proprio nulla, forse la tecnologia avrà fatto passi da gigante (anche se quando ero piccola credevo che nel 2019 le macchine avrebbero potuto volare), però la nostra mentalità retrograda è rimasta ancora nel 1845, dove il Texas si unisce definitivamente agli Stati Uniti ed Edgar Allan Poe pubblica “Racconti“, un insieme di storie abbastanza grottesche. Sono parecchio delusa da questo mondo, ma non dal pianeta no, quello poverino ha sofferto anche troppo con le emissioni di gas, il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai e l’orribile situazione in cui si trova la foresta Amazzonica. Sono delusa dalle persone.
Voi vi chiederete “Ti fidi ancora delle persone?” ed io come una scema vi rispondo sì, mi fido ancora, ci credo ancora. Possiamo non conoscerci tra di noi e parlare lingue opposte, vivere a chilometri di distanza e pregare un Dio diverso, ma rimaniamo sempre esseri umani e come tali abbiamo tutti il compito di proteggere questo pianeta e proteggerci a vicenda. Libri su libri, alberi tagliati e foreste disboscate per permettere la stesura di quindicimila versioni della storia (ma con la copertina diversa e il cd interattivo), professori e ore di lezioni per imparare a non ripetere gli errori passati e che succede? Succede. Si ripete, ovviamente.

artist: minmynd

Sembra spaventoso e complicato il cambiamento, specialmente quello a livello psicologico, ma bisogna farlo per il proprio bene e per il bene comune. È un passo che va compiuto e non parlo solo di riciclare, diminuire i consumi, prendere la bici invece che uscire in macchina. Si tratta di un cambiamento radicale nella mente delle persone a partire dagli stereotipi, i luoghi comuni, il razzismo e l’odio verso determinati paesi e culture, la misoginia, l’omofobia, la brama di denaro e potere. La mentalità chiusa volta a discriminare invece che apprezzare, proprio ciò annebbia il metro di giudizio delle persone portandole a pensare “meno so e meglio è”, quando la base dell’accettazione, dell’amore verso noi stessi e verso il prossimo è proprio la conoscenza. La scoperta dell’uomo, di chi siamo e cosa possiamo fare per noi e per gli altri.

“Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.”
─ Giacomo Leopardi

Quindi pensateci bene, informatevi. Leggete, studiate e imparate dalla storia ciò che non va ripetuto. Apritevi alla diversità, al cambiamento, alle culture che ancora non conoscete. Siate gentili, positivi, aiutate le persone invece che trarre beneficio dai loro problemi. Non cercate il conforto e la felicità nei beni materiali, ma fatelo guardando a quello che già avete, alla conoscenza, alla vita che scorre nel vostro corpo.


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Depressione e situazioni di merda


Trigger warning: suicidio, depressione, ansia, violenza

Una mattina di sei anni fa mi sono svegliata e dopo essermi lavata la faccia, ho rivolto lo sguardo allo specchio. In quell’istante mi sono sentita sopraffatta da ogni pensiero, ogni responsabilità, ogni verifica scritta e interrogazione, ogni sguardo di troppo. Ho pensato ad ogni difetto e mi sono sentita io stessa uno dei tanti difetti di questa società. Mi sono resa conto di sentirmi altamente di merda, ergo depressa. Non sono una psicologa, non dispongo di nessun dottorato e non sono esperta, eppure la depressione è la prima cosa che sento sicura in vita mia e anche la più schifosa. Ovviamente sono anche sicura di soffrire di Disturbo da deficit di attenzione e Fobia sociale (o ansia sociale), ma questa storia la racconterò un’altra volta. Oggi è il momento di parlare di depressione, la cara, vecchia, dolce depressione. Dopo aver fatto una breve ricerca su Google scrivendo letteralmente “come faccio a capire se sono depressa“, ho trovato la risposta. Tutti i giorni spesi a pensare al suicidio, a non voler metter piede fuori casa, ad entrare nel panico durante conversazioni con qualsiasi sconosciuto che fosse il panettiere o uno studente della mia scuola o ancora, il costante desiderio di voler essere più magra, più attraente, più intelligente, più spontanea.. beh, un sacco di “più”, avevano un nome; depressione.

La depressione non è solo tristezza, non si tratta di una giornata “no”, di qualcosa che è andato storto e che si può aggiustare, non è un periodo bruttino che poi passa subito. La depressione viene spesso sottovalutata, sminuita, calpestata dalla società, a volte anche demonizzata. La verità è che la depressione fa schifo, è un tormento costante, una catena di pensieri automatici. Vedo una bella ragazza? “Sono brutta, faccio schifo, perché non sono nata così? Perché ho queste cosce e questo mento? Vorrei prendere un coltello e tagliarmi queste braccia flaccide” o ancora, una mia compagna di classe prende un nove e mezzo in matematica? “Sono ignorante, stupida, non capisco mai un cazzo e non capirò mai un cazzo di questa matematica. Sono una delusione e uno spreco di ossigeno“, come se la mia mente andasse in blackout e ogni negatività sotterrata sotto a uno strato di “faccio finta che vada tutto bene così non devo pensarci” alla fine finisce per riemergere ed io.. beh finisco per pensarci.

Ci sono stati giorni in cui mi alzavo con l’unico pensiero di voler morire, uscivo di casa pregando che una macchina mi investisse o che un ponte vuoto, dove ci fossi solo io sopra, crollasse. Quante volte ho guardato la matita, a scuola, mentre scrivevo.. avrei voluto conficcarla nel braccio, proprio lungo le vene più in rilievo, per morire dissanguata. Arrivavo a scuola, mi sedevo sul banco e avevo il terrore di alzarmi, pensando che qualcuno potesse ridere di me. I tentati suicidi ci sono stati, ma sono esattamente quello che sono; tentativi. Sono anche una codarda di merda, quindi morire mi spaventa. Voi penserete che non ha senso se voglio morire e ho paura di morire, effettivamente non lo ha, ma che ci posso fare.

” È come essere intrappolati in uno stato d’animo tra la veglia e sonno.”
─ Bri Marie

Una volta ho letto da qualche parte che la depressione è una rabbia senza entusiasmo e quelle parole le ho proprio sentite sulla pelle. Specialmente ora che sono fottutamente arrabbiata con non so nemmeno io chi. Mi sono stancata di vivere da ormai un paio d’anni e vado avanti per inerzia, perché me lo impongo e sorrido perché sembra l’unica cosa sensata da fare al posto di affrontare il problema. Dire a mia madre che sono depressa? Scherziamo? Dopo quello che mi sono sentita dire in questi anni (e anche ora) l’ultima cosa che voglio è che mi rida in faccia per l’ennesima volta. Dovrei trovare un lavoro e lei mi suggerisce di andare a cercare nei negozi di abbigliamento o nei supermercati, come glielo dico che ho ansia di parlare con le persone, che ho paura di gestire soldi miei, figuriamoci soldi che non mi appartengono? Come posso anche solo guardarla in faccia e dirle che non voglio lavorare perché ho paura. La scambierebbe per l’ennesima scusa.

In conclusione: sono depressa, tutto qua. Mi andava di dirlo e se qualcuno si trova nella mia stessa situazione, teniamoci pure per mano. Almeno so di non essere sola ed è questo che mi consola più di tutto.


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